Il principe Macchiavelli libri classici

Il principe (Machiavelli) – Recensione

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Il principe (Machiavelli) – Recensione
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Il Principe (di Niccolò Machiavelli) è certamente uno dei libri classici più importanti di sempre. Machiavelli scrisse la sua opera più famosa nel 1513. La sua lettura risultava scioccante allora quanto lo è oggi.
Perché un libro di 500 anni fa assume ancora tale rilevanza ai giorni nostri?
Il contesto socio-politico del tempo era indubbiamente diverso da quello contemporaneo, ciononostante vi sono delle tesi e dei concetti tuttora estremamente rilevanti.
Essenzialmente il libro parla del potere politico, come fare ad ottenerlo e consolidarlo. È una sorta di guida per ambiziosi politici. Il Principe è un libro che uomini potenti tengono nascostamente in grande considerazione. Che venga letto o meno, esso avrà comunque un’influenza indiretta su chiunque. Di fatto, chi esercita il potere ad alti livelli, conosce il pensiero del Machiavelli.

Contesto storico della penisola

Nel 1494 avvenne il passaggio di Carlo 8° in italia con la conseguente fine di equilibrio tra le signorie. Tutta la penisola era fortemente instabile. Era l’inizio di quelle che Machiavelli aveva definito le guerre ‘horrende‘. Gli alleati di oggi rappresentavano i nemici di domani e viceversa.

Il periodo storico fiorentino era caratterizzato da una grave crisi politica susseguitasi alla morte di Lorenzo il Magnifico. I medici concessero il passaggio ai francesi regalando anche alcune proprietà. Il malcontento popolare crebbe, i Medici furono cacciati dalla città e fu instaurata la repubblica. Molta importanza nel periodo lo assunse anche il predicatore Girolamo Savonarola. Egli fu certamente abile a cavalcare il malcontento popolare. Inizialmente ebbe molto seguito, ma successivamente i cittadini si accorsero che dette prova di fanatismo religioso. Il popolo, come sempre volubile, fu altrettanto rapido nel voltargli le spalle. Papa Alessandro 6° dei Borgia lo scomunicò condannandolo al rogo. Nel 1503 muore Alessandro VI. Al soglio pontificio passa Giulio II della rovere. Dopo la sconfitta del francese Luigi XII, alleato della repubblica di firenze, tornano i Medici in città. Nel 1513 Papa Leone X subentra al pontificato, era un nobile della dinastia de’ Medici.

Nicolò Machiavelli nel contesto fiorentino

Nicolò Machiavelli fu segretario della cancelleria della Repubblica Fiorentina con incarichi prevalentemente diplomatici. L’esperienza politica del Machiavelli inizia nell’anno 1498 e finisce nel 1512, quando a Firenze fu ripristinata la signoria dei Medici. Nel 1513 Machiavelli viene accusato di prendere parte in una cospirazione contro i medici, fu torturato e mandato in prigione. Non vennero mai trovate delle prove a riguardo. Successivamente Papa Giulio II muore. Il mese successivo Papa Leone X dei Medici proclama un’amnistia per tutti i condannati politici. Machiavelli fu esiliato dalla città e obbligato a rimanere ad una certa distanza da firenze. È proprio nella sua casa di San Casciano che egli inizia la stesura de Principe. Ma questo tentativo non permise al Machiavelli di rientrare nella vita politica fiorentina.

Tutti quelli che volevano ingraziarsi il nuovo principe di Firenze gli offrivano le loro ricchezze. Machiavelli, non possedendo altro, offriva se stesso, la sua esperienza ed astuzia.
Il libro è un dono a Lorenzo ‘de Medici, una sorta di richiesta di assunzione.

Il pensiero di Machiavelli

Machiavelli può essere considerato uno tra i fondatori della scienza politica. Il pensiero è tanto sconvolgente quanto realista. Secondo l’autore il buon governante prospera per la sua astuzia piuttosto che per la sua morale. Si può ottenere molto di più ingannando e manipolando il popolo che mantenendo la promessa data.
Secondo l’autore coloro che ingannano troveranno sempre qualcuno pronto ad essere ingannato.
Il principe contiene molti insegnamenti reali e concreti, tutti mirati a creare un potente governante. Alcuni sono tanto subdoli da aver dato vita al termine Machiavellico.

Nel Principe c’è una lode nemmeno molto velata nei confronti di  Cesare Borgia, e al suo modo di esercitare il potere. Il concetto principale presente nel trattato, fa riferimento all’autonomia della politica rispetto alla morale. Machiavelli presenta inoltre un’analisi analitica dei sistemi politici migliori, senza giudizi morali di alcuna idealità. A parere di Machiavelli l’uomo è fondamentalmente malvagio. È compito dunque dello stato impedire le pulsioni distruttive che porterebbero l’uomo a lottare per se stesso, disinteressandosi del bene comune. Partendo da questo costrutto genera le leggi generali della buona politica.
Serve uno stato forte ed un principe forte. Machiavelli fa una descrizione delle qualità del principe, che devono comprendere anche delle caratteristiche amorali, proprio perché l’interesse collettivo è primario.

Il principe – Struttura e stile narrativo

Il Principe di Machiavelli è un vero e proprio trattato, non vi è dissertazione filosofica. Ha più le caratteristiche di un saggio. L’autore sembra dimostrare le sue argomentazioni senza un pensiero precostituito, ma utilizzando esperienza e deduzione. Il libro è suddiviso in 26 capitoli e 4 sezioni. Nella prima sezione Machiavelli pone in esame i diversi tipi di principati e strutture politiche. La seconda tratta gli eserciti. Nella terza vengono annunciate le caratteristiche del governante ideale, colui che può aspirare alla costruzione di uno stato forte e duraturo. Nella quarta si valutano le condizioni esterne che determinano il successo o la sconfitta dell’uomo di potere.

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